Geotermia e sindrome NIMBY

Figura 5

Era da un po’ che non tornavo sull’argomento geotermia, convinto come ero di aver detto tutto ciò che c’era da dire o per lo meno di aver espresso esaurientemente il mio pensiero almeno per quanto riguarda il progetto della costruzione della centrale di Serrara Fontana (qui, qui e qui). Il progetto è tutt’altro che archiviato così come la discussione a 360° che ne è scaturita a livello locale. Una parte della comunità isolana, una parte piccolissima sia chiaro, si era attivata già a partire da un anno fa per cercare delle risposte esaurienti a tutta una serie di interrogativi sul progetto. Associazioni, professionisti, comunità e quasi tutte le amministrazioni comunali sono giunti alla conclusione che la centrale di Serrara Fontana è un disastro annunciato, una sciagura immane, un investimento sicuro per i soliti noti in cambio delle briciole per il territorio isolano già martoriato da problemi atavici. E se invece si trattasse di una formidabile opportunità di sviluppo? Un volano per consentire un salto di qualità nella conoscenza del sistema geologico dell’isola, con la possibilità di migliorare le infrastrutture e magari operare nella direzione della salvaguardia del territorio per ridurre i rischi legati alla scarsa manutenzione dei versanti? E se ci fossero opportunità di lavoro e un risparmio sulla bolletta per i cittadini? Continua a leggere “Geotermia e sindrome NIMBY”

Annunci

Le indagini geofisiche nel Golfo di Pozzuoli

Recentemente il CNR ha avviato una campagna di acquisizione di dati geofisici nel Golfo di Pozzuoli. In generale le prospezioni in mare hanno la finalità di ricostruire l’andamento della batimetria o di ricostruire le strutture geologiche al di sotto del fondale stesso. Nel primo caso le indagini vengono effettuate con il Side Scan Sonar, nel secondo caso si effettuano indagini di sismica a riflessione. Un’indagine con il Side Scan Sonar consente di ricostruire la morfologia del fondale marino analizzando l’intensità del segnale acustico diffratto dal fondale stesso. Un approfondimento schematico del metodo si può leggere qui.

Continua a leggere “Le indagini geofisiche nel Golfo di Pozzuoli”

Geofisica del tubo

La maggior parte dei cantieri che vengono aperti nelle aree urbane si scontra quasi sempre con un problema comune: come evitare che durante le operazioni di scavo vengano danneggiati i sottoservizi preesistenti? Se pensiamo a cantieri grandi come quello per la costruzione della stazione della metropolitana di Piazza Municipio o quello appena completato di Piazza Garibaldi a Napoli è facile rendersi conto, passeggiando accanto alle transenne e buttando l’occhio all’interno, che ci sono centinaia di tubi per l’alimentazione elettrica e idrica delle strutture inerenti alla stazione. Ma prima che quell’enorme cantiere e il relativo scavo venisse aperto, sicuramente nella porzione di terreno asportata erano presenti i tubi dell’acquedotto, della fogna, del drenaggio delle acque piovane, dei cavi per la telecomunicazione e per l’energia elettrica, per l’alimentazione dei semafori e della rete di illuminazione pubblica, nonché del gas. Dove sono finiti quando è stato aperto lo scavo?

Continua a leggere “Geofisica del tubo”

Ancora sulla centrale di Serrara Fontana

Gli italiani sono tutti CT quando gioca la nazionale. Si potrebbe estendere questa affermazione a tutti i livelli e per qualsivoglia qualifica.

Nel nostro piccolo la discussione verte su un tema complesso e delicato, quale è la costruzione di una piccola centrale geotermica sull’isola d’Ischia. Mentre scrivo, si sono diffuse a macchia di leopardo le ragioni del NO, dovute in gran parte alla pubblicazione e diffusione di una serie di ragioni, avvalorate da teorie ed esempi che qualche volta non hanno nulla a che fare con il progetto di per sé, per le quali l’installazione di una centrale geotermica a ciclo binario a Serrara Fontana è qualcosa da evitare a tutti i costi se non si vogliono provocare, in ordine sparso, terremoti, frane ed eventualmente eruzioni di magma o di fango.
Continua a leggere “Ancora sulla centrale di Serrara Fontana”

La centrale geotermica a Ischia: come stanno davvero le cose?

Come è noto la società IschiaGeoTermia ha presentato l’istanza per l’avvio della procedura di valutazione di impatto ambientale (VIA) relativa al progetto per la realizzazione di un impianto geotermico nel comune di Serrara Fontana. Si tratta di un impianto capace di produrre una potenza massima non superiore a 5 MW, secondo le direttive del Decreto Legislativo n. 28 del 23/03/2011. L’impianto è a ciclo binario, vale a dire che tutti i fluidi (gas e acqua ad alta temperatura) prelevati dal sottosuolo per generare corrente elettrica, verranno re-immessi nelle rocce da cui provengono senza alcuno scambio gassoso con l’atmosfera. In altre parole, l’impianto non immetterà alcun inquinante nell’atmosfera nè le falde sotterranee verranno depauperate dal prelievo dei fluidi.
Continua a leggere “La centrale geotermica a Ischia: come stanno davvero le cose?”

Il terremoto del Nepal del 25 aprile

L’ultima volta che sono stato in Qatar ho incontrato tantissimi operai nepalesi. Da qualche parte ho già scritto di quanto queste persone siano sempre sorridenti pur lavorando e vivendo lontano dalle loro case e dai loro affetti, in condizioni assurde per il clima e per la fatica che devono sopportare. Alcuni di loro hanno vissuto sulla propria pelle la tragedia del terremoto che ha colpito il Nepal lo scorso 25 aprile. Per fortuna nessuno ha dovuto piangere vittime nelle proprie famiglie, ma ben 3 persone hanno perso la casa e quasi tutto quello che c’era dentro.

Continua a leggere “Il terremoto del Nepal del 25 aprile”

I mutamenti climatici e il rischio idrogeologico ischitano

La geologia delle aree vulcaniche e dell’isola d’Ischia in generale è grosso modo ovunque caratterizzata dalla presenza di coltri piroclastiche che poggiano su un basamento più compatto. In altre parole, è come se dappertutto uno strato di sabbia più o meno spesso poggiasse su una lastra di marmo. La sabbia verrà giù per due ragioni: se incliniamo la lastra oppure se aggiungiamo acqua, che appesantisce la sabbia e agisce come un lubrificante tra il basamento e la sabbia stessa.
Le precipitazioni stanno mutando, i periodi piovosi oramai durano anche diverse settimane consecutive. Le aree tropicali sembrano estendersi sempre più verso latitudini più settentrionali almeno nel nostro emisfero. A Ischia la conseguenza diretta del mutamento climatico è che il rischio di frane e smottamenti che prima era circoscritto alle zone in cui i versanti erano più inclinati e quindi nel settore settentrionale, si estende alla quasi totalità del territorio isolano, fatta eccezione, ovviamente, per le aree pianeggianti dove pure avvengono crolli di muri di sostegno e antichi muretti a secco. Ed ecco che dopo settimane di pioggia pressochè continua si deve procedere alla conta dei danni tra cui, ahimè, anche una vittima.

La trasformazione delle precipitazioni, non più limitate a ottobre e marzo come 20 anni fa, condurrà sempre più spesso all’innesco di fenomeni franosi e/o di alluvioni. Il lavoro pubblicato dall’Autorità di Bacino Nord-Occidentale, liberamente consultabile in rete, può essere un punto di partenza per la corretta pianificazione del territorio e per la predisposizione di un piano d’emergenza. Il risultato più importante di quel lavoro è stata la produzione di un gran numero di carte tematiche basate sulla valutazione dei rischi e delle pericolosità per quanto riguarda alluvioni e frane. L’integrazione di tali informazioni con un assiduo monitoraggio del territorio da parte di tecnici specializzati consentirebbe di identificare situazioni potenzialmente a rischio. Purtroppo in Italia la prevenzione è sostanzialmente assente, preferendo intervenire in emergenza quando il danno è stato già fatto. Le soluzioni che si adottano successivamente agli eventi naturali molto spesso non sono che inutili palliativi. Il territorio evolve e non è possibile interrompere tale evoluzione a meno che non siano disponibili risorse pressochè illimitate. La soluzione più semplice, immediatamente attuabile e a basso costo è quella di ridurre la pericolosità, ossia ridurre il numero di insediamenti produttivi e abitazioni nelle aree a rischio. Un fabbricato posto al di sotto di un versante sub-verticale e alto una dozzina di metri, costituisce un enorme rischio per coloro che ci abitano o ci lavorano.
Pur senza tralasciare le responsabilità di una classe politica che molto spesso ha dato prova di non sapere gestire il rischio idrogeologico, è necessario che sia la coscienza di ognuno di noi a mutare. E’ inutile accusare questo o quel politico, quella legge, il condono e l’abusivismo per i danni al territorio quando molto spesso un comportamento apparentemente innocuo come quello di abbattere gli alberi dei boschi isolani può innescare una serie di meccanismi che a cascata si rivelano completamente disastrosi. E’ necessario che tutti noi prendiamo coscienza che il territorio va usato e non abusato.