Geofisica del tubo

La maggior parte dei cantieri che vengono aperti nelle aree urbane si scontra quasi sempre con un problema comune: come evitare che durante le operazioni di scavo vengano danneggiati i sottoservizi preesistenti? Se pensiamo a cantieri grandi come quello per la costruzione della stazione della metropolitana di Piazza Municipio o quello appena completato di Piazza Garibaldi a Napoli è facile rendersi conto, passeggiando accanto alle transenne e buttando l’occhio all’interno, che ci sono centinaia di tubi per l’alimentazione elettrica e idrica delle strutture inerenti alla stazione. Ma prima che quell’enorme cantiere e il relativo scavo venisse aperto, sicuramente nella porzione di terreno asportata erano presenti i tubi dell’acquedotto, della fogna, del drenaggio delle acque piovane, dei cavi per la telecomunicazione e per l’energia elettrica, per l’alimentazione dei semafori e della rete di illuminazione pubblica, nonché del gas. Dove sono finiti quando è stato aperto lo scavo?

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Ancora sulla centrale di Serrara Fontana

Gli italiani sono tutti CT quando gioca la nazionale. Si potrebbe estendere questa affermazione a tutti i livelli e per qualsivoglia qualifica.

Nel nostro piccolo la discussione verte su un tema complesso e delicato, quale è la costruzione di una piccola centrale geotermica sull’isola d’Ischia. Mentre scrivo, si sono diffuse a macchia di leopardo le ragioni del NO, dovute in gran parte alla pubblicazione e diffusione di una serie di ragioni, avvalorate da teorie ed esempi che qualche volta non hanno nulla a che fare con il progetto di per sé, per le quali l’installazione di una centrale geotermica a ciclo binario a Serrara Fontana è qualcosa da evitare a tutti i costi se non si vogliono provocare, in ordine sparso, terremoti, frane ed eventualmente eruzioni di magma o di fango.
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La centrale geotermica a Ischia: come stanno davvero le cose?

Come è noto la società IschiaGeoTermia ha presentato l’istanza per l’avvio della procedura di valutazione di impatto ambientale (VIA) relativa al progetto per la realizzazione di un impianto geotermico nel comune di Serrara Fontana. Si tratta di un impianto capace di produrre una potenza massima non superiore a 5 MW, secondo le direttive del Decreto Legislativo n. 28 del 23/03/2011. L’impianto è a ciclo binario, vale a dire che tutti i fluidi (gas e acqua ad alta temperatura) prelevati dal sottosuolo per generare corrente elettrica, verranno re-immessi nelle rocce da cui provengono senza alcuno scambio gassoso con l’atmosfera. In altre parole, l’impianto non immetterà alcun inquinante nell’atmosfera nè le falde sotterranee verranno depauperate dal prelievo dei fluidi.
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Il terremoto del Nepal del 25 aprile

L’ultima volta che sono stato in Qatar ho incontrato tantissimi operai nepalesi. Da qualche parte ho già scritto di quanto queste persone siano sempre sorridenti pur lavorando e vivendo lontano dalle loro case e dai loro affetti, in condizioni assurde per il clima e per la fatica che devono sopportare. Alcuni di loro hanno vissuto sulla propria pelle la tragedia del terremoto che ha colpito il Nepal lo scorso 25 aprile. Per fortuna nessuno ha dovuto piangere vittime nelle proprie famiglie, ma ben 3 persone hanno perso la casa e quasi tutto quello che c’era dentro.

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I mutamenti climatici e il rischio idrogeologico ischitano

La geologia delle aree vulcaniche e dell’isola d’Ischia in generale è grosso modo ovunque caratterizzata dalla presenza di coltri piroclastiche che poggiano su un basamento più compatto. In altre parole, è come se dappertutto uno strato di sabbia più o meno spesso poggiasse su una lastra di marmo. La sabbia verrà giù per due ragioni: se incliniamo la lastra oppure se aggiungiamo acqua, che appesantisce la sabbia e agisce come un lubrificante tra il basamento e la sabbia stessa.
Le precipitazioni stanno mutando, i periodi piovosi oramai durano anche diverse settimane consecutive. Le aree tropicali sembrano estendersi sempre più verso latitudini più settentrionali almeno nel nostro emisfero. A Ischia la conseguenza diretta del mutamento climatico è che il rischio di frane e smottamenti che prima era circoscritto alle zone in cui i versanti erano più inclinati e quindi nel settore settentrionale, si estende alla quasi totalità del territorio isolano, fatta eccezione, ovviamente, per le aree pianeggianti dove pure avvengono crolli di muri di sostegno e antichi muretti a secco. Ed ecco che dopo settimane di pioggia pressochè continua si deve procedere alla conta dei danni tra cui, ahimè, anche una vittima.

La trasformazione delle precipitazioni, non più limitate a ottobre e marzo come 20 anni fa, condurrà sempre più spesso all’innesco di fenomeni franosi e/o di alluvioni. Il lavoro pubblicato dall’Autorità di Bacino Nord-Occidentale, liberamente consultabile in rete, può essere un punto di partenza per la corretta pianificazione del territorio e per la predisposizione di un piano d’emergenza. Il risultato più importante di quel lavoro è stata la produzione di un gran numero di carte tematiche basate sulla valutazione dei rischi e delle pericolosità per quanto riguarda alluvioni e frane. L’integrazione di tali informazioni con un assiduo monitoraggio del territorio da parte di tecnici specializzati consentirebbe di identificare situazioni potenzialmente a rischio. Purtroppo in Italia la prevenzione è sostanzialmente assente, preferendo intervenire in emergenza quando il danno è stato già fatto. Le soluzioni che si adottano successivamente agli eventi naturali molto spesso non sono che inutili palliativi. Il territorio evolve e non è possibile interrompere tale evoluzione a meno che non siano disponibili risorse pressochè illimitate. La soluzione più semplice, immediatamente attuabile e a basso costo è quella di ridurre la pericolosità, ossia ridurre il numero di insediamenti produttivi e abitazioni nelle aree a rischio. Un fabbricato posto al di sotto di un versante sub-verticale e alto una dozzina di metri, costituisce un enorme rischio per coloro che ci abitano o ci lavorano.
Pur senza tralasciare le responsabilità di una classe politica che molto spesso ha dato prova di non sapere gestire il rischio idrogeologico, è necessario che sia la coscienza di ognuno di noi a mutare. E’ inutile accusare questo o quel politico, quella legge, il condono e l’abusivismo per i danni al territorio quando molto spesso un comportamento apparentemente innocuo come quello di abbattere gli alberi dei boschi isolani può innescare una serie di meccanismi che a cascata si rivelano completamente disastrosi. E’ necessario che tutti noi prendiamo coscienza che il territorio va usato e non abusato.

Fumarole e rischio (?) vulcanico

Il clima sta cambiando e lo sta facendo in modo molto veloce. Talmente veloce che da un inverno all’altro ci sembra di assistere a fenomeni “mai visti a memoria d’uomo”. E capita anche che cominci a piovere e non la smetta più per intere settimane. E’ quello che sta accadendo anche in Italia meridionale, in Campania e anche a Ischia. Fino a una quindicina di anni fa i mesi piovosi per antonomasia dalle nostre parti erano ottobre e marzo, il freddo più pungente arrivava tra la fine di dicembre e gennaio, e a marzo vedevamo già all’orizzonte l’arrivo dell’estate. Quello che però colpisce di più è l’eccezionale aumento delle precipitazioni e il loro carattere che assume sempre più una tipologia tropicale: precipitazioni abbondanti e prolungate nel tempo.  Continua a leggere “Fumarole e rischio (?) vulcanico”

Gli effetti del terremoto del 28/7/1883 sull’abitato di Forio (Isola d’Ischia)

Il terremoto che il 28 luglio del 1883 colpì l’isola d’Ischia viene normalmente ricordato come “terremoto di Casamicciola”, tanto che la locuzione “Ccà me pare Casamicciola!” (qui mi sembra Casamicciola, per i non napoletani) è entrata, da allora, nello sterminato elenco di modi di dire tipici napoletani e che indica una situazione governata dal caos, una grande confusione.

Da un punto di vista storico – scientifico, quel terremoto rappresenta un punto di svolta per diversi motivi:

  • è un terremoto di natura vulcanica tra i più intensi registrati in Italia in tempi storici;
  • si tratta della prima grande catastrofe dello Stato post – unitario (2313 morti e 762 feriti);
  • a seguito di quel terremoto fu emanata la prima normativa sismica nazionale.

E’ vero che il terremoto colpì principalmente l’abitato di Casamicciola, ma anche Lacco Ameno e Forio subirono danni e registrarono vittime anche se in misura minore. L’evoluzione geologico-strutturale dell’isola d’Ischia è piuttosto complessa ed è tuttora oggetto di studio. L’attuale aspetto generale e la sua evoluzione è legato essenzialmente al sollevamento del blocco dell’Epomeo, nei cui meccanismi rientrano le dinamiche che generano, nel settore nord-occidentale dell’isola, i movimenti della crosta, invero molto superficiali, che causano la maggior parte degli eventi sismici che tuttora si registrano a Ischia. Continua a leggere “Gli effetti del terremoto del 28/7/1883 sull’abitato di Forio (Isola d’Ischia)”