Eruzioni? Terremoti? Penzamm’ ‘a salute!

La recentissima pubblicazione di un paio di articoli scientifici sull’imminente (?) eruzione dei Campi Flegrei, che provocherebbe un’immane sciagura a causa dell’enorme numero di persone che ne verrebbero direttamente interessate, ha generato un dibattito che, talvolta, ha ben poco di scientifico.

I ricercatori italiani nel campo delle scienze della terra sono tra i più prolifici del mondo. Credo che si possa tranquillamente affermare che non abbiamo nulla da invidiare ai ricercatori degli altri paesi sia per numero che per qualità delle ricerche. Del resto l’Italia ha una lunghissima tradizione e alcuni tra i più antichi dipartimenti universitari del mondo. Forse si potrebbe lavorare un po’ di più sul tema della divulgazione scientifica, specialmente in un settore che, come questo, tocca molto da vicino la popolazione. Se poi estrapoliamo questo discorso agli abitanti dell’area napoletana, si capisce che ci si addentra in un vero e proprio campo minato. Conosco personalmente alcuni ricercatori che da anni provano a spiegare ai “non addetti ai lavori” i meccanismi che provocano i terremoti, le eruzioni vulcaniche, le frane o le alluvioni. E devo dire che svolgono un lavoro egregio, considerando il fatto che lo fanno per pura passione. Purtroppo il lavoro amatoriale viene molte volte letteralmente azzerato dai giornalisti seri (si fa per dire). Basta un titolo ad effetto su un quotidiano ed ecco che tutti gli sforzi tesi ad informare in maniera sana vengono annientati e bisogna ricominciare tutto daccapo. Se poi il giornalista ci mette una citazione tratta dalla dichiarazione del solito esperto di turno, ecco che la frittata è fatta.

Tralasciamo il tema del dibattito, vale a dire tralasciamo la domanda “è vero che ci sarà a breve un’eruzione dei Campi Flegrei?”. L’area, come oramai è ben noto, è una caldera, oggi meglio nota come supervulcano. Sul pianeta Terra esistono circa una decina di aree come questa. Un’altra, altrettanto famosa, è l’area di Yellowstone negli USA. Questi complessi vulcanici non sono caratterizzati da un unico edificio come nel caso del Vesuvio, sempre per rimanere nell’area napoletana. Vale la pena ripetere, anche se potrebbe sembrare ridondante, che no, il monte Epomeo a Ischia non è un esempio di vulcano perchè semplicemente non è un vulcano. Le aree calderiche sono caratterizzate, invece, dalla presenza di più centri eruttivi. Nel caso dei Campi Flegrei essi sono almeno 24, tra i più noti la Solfatara, Agnano, il Lago d’Averno, Astroni e Nisida.

Appare ovvio che un evento eruttivo in quest’area, qualunque sia la sua intensità, potrebbe essere estremamente rischioso a causa dell’enorme numero di persone che ne sarebbero direttamente interessato. Per comprendere di quale portata potrebbe essere un evento eruttivo in quest’area basti pensare che l’eruzione dell’Ignimbrite Campana, avvenuta circa 40mila anni fa, fu talmente intensa da provocare dei cambiamenti climatici a livello globale. Furono emessi flussi piroclastici di cenere, pomici e scorie che ricoprirono un’area di 7.000 km2. Si stima che per alcuni anni dopo l’evento, la temperatura media globale si sia abbassata di 3°-4° C a causa dell’enorme quantità di materiale eruttato che, circolando negli strati più alti dell’atmosfera, ha schermato il pianeta dall’irraggiamento solare. E’ ovvio che è prematuro parlare di un evento eruttivo, e che l’energia legata a questo tipo di eruzione è, molto probabilmente, la massima possibile.

Non mi avventurerò nel dibattito scientifico, per cui non darò ragione a questo o a quell’altro ricercatore, sebbene il tema sia estremamente interessante se affrontato con gli argomenti corretti e senza volerne spettacolarizzare i contenuti. Ritengo, invece, che ci sia un altro aspetto a cui bisognerebbe dedicare attenzione. Ogni volta che si parla di un evento naturale pericoloso, sembra quasi che questo generi fastidio nelle persone. Diciamoci la verità: ai napoletani non piace sentirsi dire che tra Vesuvio, Campi Flegrei e terremoti, vivono in una delle aree più pericolose della Terra. Facciamo finta di niente, penzamm’ ‘a salute. Per cui non appena si accenna alla probabilità che un tale evento possa accadere è come se ci si risvegliasse da un letargo durato decenni: “il caffè è pronto? l’eruzione? che eruzione?”. Sappiamo bene che si discuterà di questi articoli al bar per qualche settimana, poi arriverà la finale di Champions League, la fine delle scuole, l’estate, dove andiamo in vacanza, e ci dimenticheremo un’altra volta dei Campi Flegrei e di quanto siamo esperti in vulcanologia fino alla prossima occasione.

Qualche anno fa partecipai ad un incontro pubblico a Napoli durante il quale Titti Postiglione, Capo dell’Ufficio Emergenze della Protezione Civile, disse una frase che mi colpì molto: “la Protezione Civile deve partire dalla cittadinanza”. Il napoletano, invece, non vuole sapere che vive su una bomba ad orologeria, non vuole sapere cosa dovrebbe fare in caso di emergenza. Al napoletano non importa sapere che la scuola in cui i suoi figli passano gran parte della loro giornata non è in regola per quanto riguarda la normativa antisismica. Non gli importa che questi ragazzi non fanno quasi mai un’esercitazione ad evacuare l’edificio scolastico. Si dimentica che l’ultima eruzione del Vesuvio è avvenuta 70 anni fa, ieri, dal punto di vista geologico. E così continua a vivere sperando, più o meno inconsciamente, che domani non accada niente di brutto. Nel mentre si rallegra alla notizia che la Camera ha appena approvato il “provvedimento recante disposizioni in materia di demolizione dei manufatti abusivi” con il quale si incentiva, più o meno direttamente, a continuare a costruire case che non servono e a non abbattere manufatti abusivi.

Io non ho idea del se e quando avverrà un’eruzione o un terremoto nell’area napoletana e non credo che sia questo il problema. Sono nato e cresciuto in quella realtà per cui sono sicuro, invece, che ci sarà il caos a governare la popolazione. Mi immagino quello che accadrebbe nel momento in cui un addetto governativo si apprestasse a comunicare agli abitanti di Torre del Greco che “tutti i capofamiglia dovranno guidare la loro automobile fino a Milano. Lì si incontreranno con le loro mogli e i figli che raggiungeranno il capoluogo lombardo a bordo di treni e autobus gentilmente messi a disposizione dalla Regione Campania”. Probabilmente non riuscirebbe nemmeno a finire la frase prima di essere travolto da una folla ingovernabile.

C’è una famosa scena del film “Il mistero di Bellavista” che riassume la filosofia del popolo napoletano nei confronti di qualsivoglia catastrofe. Forse dovremmo lavorare di più sulla protezione civile sensu latu anzichè preoccuparci delle intrusioni magmatiche e sulle loro conseguenze sulle proprietà meccaniche delle rocce.

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