Il Movimento 5 Stelle, la Brexit e gli “esperti” della cosa pubblica

Io ero un pentastellato della prima ora, poi mi sono “dissociato” da quel progetto perchè non ci ho più creduto. Sono tuttavia ancora convinto che molte cose buone ci siano ancora in quel progetto, ma oramai ho poco tempo e poca voglia per dedicarmici. Eppure rimango davvero amareggiato ogni volta che leggo i commenti che, sempre più spesso, sono tesi ad attaccare il Movimento 5 Stelle. Gli strumenti che abbiamo a disposizione mettono chiunque in grado, con uno smartphone, un tablet e qualche clic, di commentare su questo o quell’argomento, molto spesso evidenziando una totale ignoranza non solo sull’argomento stesso ma anche sul comportamento del M5S riguardo quella particolare tematica. In altre parole, chi commenta, molto spesso, non ha la minima idea di che cosa si stia parlando. Queste persone, nel linguaggio anglosassone vengono dette “haters”, passano buona parte del loro tempo a cercare di smontare qualsiasi iniziativa del M5S, a volte addirittura rimpiangendo il Ventennio. Eppure, almeno all’inizio, il M5S aveva cercato di coinvolgere le persone “normali” ad interessarsi di più della cosa pubblica. Si era partiti con l’idea che la classe politica “tradizionale” avesse fallito su tutti i fronti, per cui l’idea era “loro hanno fallito, proviamoci noi prima che sia troppo tardi”. Francamente non so se è vero che “il potere logora chi non ce l’ha” e che il sistema politico finisce per fagocitare anche chi è dotato delle migliori intenzioni. Non lo so e neanche mi interessa saperlo.

Quello che so, o per lo meno è l’impressione che ho, è che in questo Paese ci sono decine di migliaia di persone disposte a impegnare una parte del loro tempo a criticare e smontare qualsiasi battaglia portata avanti da un partito politico che, piaccia o no, è ancora l’unica alternativa ad una classe politica fatta, per buona parte, di inetti, cialtroni, arroganti, ignoranti e presuntuosi. Se siano anche ladri, spetta alla Magistratura stabilirlo. Che il M5S sia un’alternativa valida o meno non credo di avere le capacità per giudicarlo. Trovo semplicemente paradossale l’impegno nel cercare di affossare iniziative come il reddito di cittadinanza, per dirne una. La stessa energia non viene impiegata nel criticare, per esempio, decisioni oggettivamente discutibili da parte di un politico o di un partito, sia a livello nazionale che locale.

Altrettanto paradossale è la veemenza con cui i commentatori italiani si gettano sulla Brexit, processo che seguo, per forza di cose, molto da vicino. E’ incredibile il numero di esperti di politica internazionale, di economisti, di esperti di geopolitica che abbiamo in Italia. A sentire costoro, il processo che porterà il Regno Unito a staccarsi dalla Comunità Europea sarà un disastro, un bagno di sangue per i sudditi di Sua Maestà Elisabetta II. I commenti come il “ben gli sta, ci dovete pagare tutti i 60 miliardi di Euro, avete voluto la bicicletta…” mi lasciano a bocca aperta. Come se queste persone non vedessero l’ora di togliersi dai piedi questi maledetti inglesi, con il loro te delle 5 e la pioggerellina che arriva quando meno te lo aspetti.

Forse abbiamo tutti bisogno di un bel bagno di umiltà. Del resto non credo ci sia niente di male nell’ammettere di non sapere un bel niente su un determinato argomento. Viviamo in un’epoca in cui sentiamo fortissima l’esigenza di esprimere la nostra opinione. Senza tenere conto del fatto che, in teoria, potrebbe non interessare a nessuno.

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