Geotermia e sindrome NIMBY

Figura 5

Era da un po’ che non tornavo sull’argomento geotermia, convinto come ero di aver detto tutto ciò che c’era da dire o per lo meno di aver espresso esaurientemente il mio pensiero almeno per quanto riguarda il progetto della costruzione della centrale di Serrara Fontana (qui, qui e qui). Il progetto è tutt’altro che archiviato così come la discussione a 360° che ne è scaturita a livello locale. Una parte della comunità isolana, una parte piccolissima sia chiaro, si era attivata già a partire da un anno fa per cercare delle risposte esaurienti a tutta una serie di interrogativi sul progetto. Associazioni, professionisti, comunità e quasi tutte le amministrazioni comunali sono giunti alla conclusione che la centrale di Serrara Fontana è un disastro annunciato, una sciagura immane, un investimento sicuro per i soliti noti in cambio delle briciole per il territorio isolano già martoriato da problemi atavici. E se invece si trattasse di una formidabile opportunità di sviluppo? Un volano per consentire un salto di qualità nella conoscenza del sistema geologico dell’isola, con la possibilità di migliorare le infrastrutture e magari operare nella direzione della salvaguardia del territorio per ridurre i rischi legati alla scarsa manutenzione dei versanti? E se ci fossero opportunità di lavoro e un risparmio sulla bolletta per i cittadini?

Sgombriamo il campo da possibili dubbi: ritengo che gli interrogativi posti sui rischi legati all’attività di una centrale geotermica di nuova generazione siano quasi tutti legittimi. Non è mia intenzione sminuire le paure di chi si chiede, per esempio, cosa succederebbe se la eventuale sismicità indotta dalla reiniezione dei fluidi provocasse dei danni? D’altro canto non è mia abitudine prendere per oro colato le affermazioni di questo o di quell’altro esperto o presunto tale. E ho la fortuna, in questo caso, di aver studiato e lavorato proprio nel campo delle scienze della terra. Mi rendo conto che la parola “passione” sia per molti sconosciuta, in una società in cui chi lavora, studia, scrive, spende del tempo per approfondire un argomento senza alcun tornaconto personale, viene visto quasi come un alieno. Mi sono appassionato al progetto, e con me i membri di Ischia Forum e l’amico Ingegnere Angelo D’Abundo,  per diverse ragioni. Prima di tutto per l’enorme potenziale energetico che la risorsa geotermica rappresenta per l’isola. E’ evidente che la realizzazione della centrale non sarebbe sufficiente a rendere Ischia autonoma da un punto di vista della bolletta dell’elettricità, in quanto i 5 MegaWatt nominali di cui la centrale sarebbe capace sarebbero sufficienti ai bisogni di una piccola percentuale della popolazione, ammesso che l’energia prodotta rimanesse “in casa”. Ma se già una centrale piccolissima causa tutti questi malumori mi chiedo cosa accadrebbe se ne venissero progettate e realizzate 5 o 10 uguali oppure una sola da 40-50 MW. L’altro aspetto estremamente interessante è lo sfruttamento di una risorsa di energia non fossile, senza alcuno scambio gassoso con l’atmosfera. In altre parole, una fonte di energia davvero pulita.

Cos’è la sindrome NIMBY? NIMBY è una sigla inglese che sta per Not In My Backyard, “non nel mio giardino”. Siamo tutti d’accordo quando si afferma che l’inquinamento atmosferico vada abbattuto con il contributo di tutti, ma non vogliamo le pale eoliche a casa nostra perché rovinano il paesaggio, non vogliamo il fotovoltaico perché l’installazione dei pannelli sottrae terreno all’agricoltura e non vogliamo il geotermico perché… Già. Perché?

La discussione sui vantaggi e gli svantaggi di questo progetto, così come per gli altri che sono stati presentati in tutta Italia, ha prodotto articoli, interviste, speciali televisivi, documenti e relazioni redatte da persone che, quasi sempre, avevano le competenze per sollevare una serie di questioni che, come ho già scritto, erano e sono lecite e documentate. In alcuni casi, pochi per fortuna, gli interrogativi sono stati mal posti o erano completamente fuori luogo. Ad ogni modo, come da prassi descritta sul sito web, sono pervenute  al Ministero dello Sviluppo Economico una serie di documenti con le osservazioni avverse al progetto della centrale. Non più un’occasione per chiedere spiegazioni su aspetti che potrebbero essere approfonditi, ma un esercizio di stile per gridare tutti assieme “No a questo progetto”. La società IschiaGeoTermia ha redatto a sua volta un documento nel quale risponde puntualmente ad ognuna delle osservazioni. Va da sé che chi aveva posto le domande non è per niente soddisfatto dalle risposte che ha ottenuto.

Proverò a riassumere gli argomenti di avversione al progetto, approfondendone alcuni e tralasciandone volutamente altri che, a mio parere, non meritano nemmeno di essere citati. Eviterò anche di citare gli autori delle osservazioni per non rendere troppo pesante la lettura di questo articolo.

  • La geologia e la struttura di Ischia non sono affatto note, men che meno nell’area interessata dalle perforazioni, specialmente quella del pozzo di reiniezione. Come è possibile pensare di perforare un pozzo di reiniezione così profondo “al buio”?

Francamente la prima parte di questa affermazione mi ha fatto sorridere prima e lasciato l’amaro in bocca dopo. Saranno cent’anni che l’isola d’Ischia attira scienziati e ricercatori da tutto il mondo e i loro studi hanno prodotto centinaia di pubblicazioni sulle più importanti riviste di vulcanologia, fisica, geologia strutturale e chi più ne ha più ne metta. Studi diversi convergono sulla definizione di un modello strutturale oramai universalmente accettato. Tuttavia qualcuno sostiene che quello su cui si è giunti ad una visione univoca è pur sempre un modello e che potrebbe essere ancora molto lontano dalla realtà dei fatti. A mio parere il progetto della centrale rappresenta un’occasione imperdibile se vogliamo approfondire la conoscenza di quello che abbiamo sotto i piedi. Nel documento redatto da IschiaGeoTermia, per esempio, si propone la realizzazione di una campagna di indagini sismiche di dettaglio per raffinare la conoscenza del sottosuolo nell’area interessata dalle perforazioni. In pratica, si creano artificialmente dei micro terremoti della durata di pochissimi secondi e lo studio della propagazione delle onde sismiche mediante geofoni e accelerometri disposti sul territorio consente di ricavare una serie di informazioni sul sottosuolo. Nel 1996 il progetto TOMOVES consentì di ricavare una serie di informazioni sulla struttura del Somma – Vesuvio che svelò ai ricercatori alcune caratteristiche che fino a quel momento erano solo presunte. In quel progetto le indagini sismiche furono condotte lungo tre profili lunghi diversi Km che si intersecavano in corrispondenza del cratere centrale. E’ chiaro che la popolazione andrebbe avvisata e informata perché le indagini sismiche prevedono l’uso di una sorgente sismica. Nel progetto TOMOVES le sorgenti sismiche usate erano costituite da tritolo. Siamo pronti a supportare e sopportare esplosioni ottenute dalla detonazione di qualche Kg di TNT? Perché l’unico modo per approfondire la conoscenza di Ischia è proprio questo. Superare il livello di dettaglio ottenuto dalle indagini indirette è virtualmente impossibile. E allo stato attuale il modello di riferimento è più che sufficiente per gli scopi di sfruttamento della risorsa geotermale.

  • La sismicità indotta dalla reiniezione dei fluidi usati per alimentare i generatori, secondo lo studio redatto dall’Osservatorio Vesuviano, potrebbe generare eventi sismici di magnitudo fino a 2.4 della Scala Richter. Ma proprio qua devono venire a fare questa centrale? E’ ben noto che il patrimonio immobiliare isolano ha caratteristiche tutt’altro che antisismiche.

Una centrale geotermica va costruita in un’area vulcanica attiva e questo comporta, necessariamente, che la stessa area sia anche sismicamente attiva. Ogni giorno, infatti, la rete di monitoraggio sismico dell’Osservatorio Vesuviano registra diverse scosse di terremoto a Ischia. Recentemente la rete di monitoraggio è stata migliorata, consentendo, per esempio, di localizzare con maggior precisione gli ipocentri dei terremoti. Quasi nessuno di questi eventi viene avvertito dalla popolazione. Nel mondo sono presenti centrali geotermiche per una produzione totale pari a 11.000 MW di energia ma nel caso di piccoli impianti come questo che verrebbe costruito a Ischia, non sono mai stati registrati eventi sismici avvertibili dalla popolazione né tanto meno con caratteristiche distruttive, come si può evincere, per esempio, dalla lettura della relazione del Committee on Energy and Natural Resources presso il Senato USA tenutasi il 19 giugno 2012 (la trascrizione di quell’audizione può essere letta qui). La sismicità indotta dalle operazioni di reiniezione dei fluidi è, tuttavia, un fatto acclarato. Il valore di pressione con cui l’acqua e il vapore devono essere iniettati nel sottosuolo una volta che il loro compito si è esaurito, dipende da molti fattori, ma in ogni caso intorno alle centrali geotermiche di tipo EGS (Enhanced Geothermal System) l’attività sismica subisce inevitabilmente un incremento. Se la centrale è lontana dai centri abitati o se la popolazione interessata da un incremento dell’attività sismica è piccola ed è, quindi, facilmente gestibile, non vi è alcun problema. Ma cosa succede se, come ad esempio a Basilea in Svizzera, la centrale è praticamente immersa in un centro abitato? C’è da dire che la centrale svizzera ha caratteristiche completamente diverse da quella ischitana, trattandosi di una centrale di tipo Hot Dry Rock. In sostanza, l’acqua veniva pompata in profondità fino a farle raggiungere delle rocce calde che la riscaldavano. Successivamente la stessa acqua veniva pompata in superficie per alimentare le turbine. A seguito di un terremoto di magnitudo 2.9, che non ha provocato danni rilevanti, le attività della centrale sono state sospese alla fine del 2009. C’è da dire anche che le pressioni in gioco erano molto più alte anche perché le temperature in gioco erano di gran lunga più basse di quelle che si raggiungono nel sottosuolo ischitano. Inoltre Basilea si trova al di sopra di una faglia attiva che storicamente ha provocato dei terremoti disastrosi.

Per l’isola d’Ischia è noto che la zona sismogenetica si trova a bassissima profondità al di sotto della zona tra i centri costieri di Lacco Ameno e Casamicciola. Il pozzo di reiniezione in questo progetto non interessa quel settore nè in latitudine/longitudine nè per le profondità in gioco. Per sottolineare l’avversione al progetto, è stato citato un evento sismico avvenuto il 5 aprile del 2008, la cui zona epicentrale era più o meno coincidente con quella del pozzo di reiniezione. Nel 2008, sfortunatamente, la rete di monitoraggio sismico era costituita da sole 2 stazioni di misura. Per questo motivo la localizzazione dell’epicentro è affetta da un errore che può arrivare fino ad un massimo di 1 Km. Come dire che, centrando il punto indicato come epicentro di quell’evento e disegnando una circonferenza con un raggio pari a 1 Km, l’epicentro dell’evento del 2008 potrebbe essere ovunque nell’ambito dell’area sottesa dal cerchio. Si tratterebbe di un rarissimo evento, con un ipocentro ben lontano dalla zona sismogenetica tipica. Gli studi dimostrano che la grandissima potenzialità geotermica dell’isola d’Ischia è dovuta essenzialmente all’assottigliamento della crosta al di sotto dell’isola. A causa della risalita delle intrusioni magmatiche, motore per la circolazione delle acque termali, la crosta ha un comportamento “fragile”, per cui è estremamente difficile, non impossibile, che avvengano terremoti superiori alla soglia di magnitudo 2.4 indicata in via cautelativa. E’ bene ricordare che non è dalla sismicità indotta che bisognerebbe guardarsi, bensì da quella naturale. L’evento più disastroso atteso per l’isola d’Ischia è un terremoto con le stesse caratteristiche di quello che distrusse Casamicciola nel 1883. Siamo preparati ad affrontare un’emergenza simile?

  • Come la mettiamo con il rischio frane?

Il rischio frane è un falso problema. Le vibrazioni indotte dalle perforazioni sono di frequenza talmente alta che le onde meccaniche generate si smorzano a pochi metri dall’asse del pozzo. Per capirci, più la frequenza è bassa, maggiore sarà la distanza a cui si propagano le onde. La centrale non è progettata in un’area a rischio e i versanti in frana sono troppo lontani per essere interessati da vibrazioni durante la perforazione. Le vibrazioni indotte dal pompaggio e dalla reiniezione sono in profondità e quindi non possono innescare frane o crolli.

  • Ischia possiede un patrimonio unico al mondo, le sue acque termali. E se lo sfruttamento della risorsa geotermica andasse a modificare questo patrimonio?

Gli impianti geotermici possono generare degli abbassamenti del livello di falda se le acque che vengono emunte non vengono reimmesse nel sottosuolo. Il progetto della centrale ischitana prevede la reimmissione di tutti i fluidi utilizzati (acqua e vapore) nel sottosuolo. Va sottolineato, ancora una volta, che le portate in gioco sono basse così come il numero di pozzi di emungimento e reimmissione. E questo perché a Ischia non c’è la necessità di raggiungere grandi profondità prima di raggiungere una temperatura dei fluidi sufficientemente alta da alimentare una centrale. Ad ogni modo, proprio per preservare il patrimonio termale dell’isola, si è scelto di arrivare ad emungere e a reiniettare ad una profondità ben lontana da quelle a cui vengono emunte le acque termali la cui circolazione interessa i primi metri fino a qualche decina di metri di profondità. Durante una conferenza promossa dalla sottosezione CAI dell’isola d’Ischia, in difesa del patrimonio termale si è fatto cenno agli strati impermeabili che separano le diverse falde che generano a loro volta le diverse sorgenti, per chimismo e per temperatura, che caratterizzano Ischia. E di come le vibrazioni indotte e la sismicità provocata dall’attività potrebbero disgregare questi strati mescolando le falde tra di loro. Una teoria interessante, ma molto poco realistica.

  • L’impatto ambientale non è affatto trascurabile, in una delle zone più belle dell’isola di grande valore per l’agricoltura, la sentieristica, la fauna, la flora eccetera.

E’ necessario, ancora una volta, ripetere che quello di Serrara Fontana è un impianto molto piccolo. L’area interessata dal progetto è una zona completamente abbandonata da anni, utilizzata come discarica di materiali, presumibilmente, inerti. L’impianto, tra fabbricati e piazzali di manovra, occuperebbe una superficie di circa 8000 mq, non nel bosco della Falanga, come qualcuno ha pretestuosamente indicato. Una delle osservazioni che ho trovato particolarmente interessanti è stata fatta sull’effettivo impatto che la centrale avrebbe sull’ambiente circostante. Gli aspetti architettonici non sono certo il mio forte, tuttavia è auspicabile che il tema delle dimensioni in altezza dei fabbricati, il modo in cui essi andranno a “mimetizzarsi” nell’ambiente circostante e l’impatto acustico che si avrà al momento dell’avvio della centrale sia oggetto di approfondimento. Dalla documentazione presentata si evince, per esempio, che l’impatto acustico durante il normale funzionamento, si attesta intorno ai 60 – 70 dB nell’area immediatamente circostante per scendere a valori più bassi man mano che ci si allontana. La normativa vigente nell’ambito dell’impatto acustico è piuttosto restrittiva e comunque i valori dichiarati sono al di sotto delle soglie indicate dalle norme.

  • Conclusioni

Si è già discusso ampiamente del quadro normativo all’interno del quale si pone il progetto della centrale di Serrara Fontana e di tutti quelli che, un po’ in tutta Italia, sono partiti o sono in fase di valutazione. Quali sarebbero i vantaggi di un impianto di questo tipo? Innanzitutto evitare di immettere nell’atmosfera qualcosa come 19.000 tonnellate di CO2 all’anno rappresenterebbe un grosso vantaggio per tutti. Volendo rimanere, forse un po’ egoisticamente, nell’ambito locale, quali sarebbero i vantaggi per la popolazione isolana? Andrebbero a risparmiare sulla bolletta? Chi? Solo gli abitanti di Serrara Fontana? e in quanti? Perché dovremmo permettere a una società privata di arricchirsi sfruttando una risorsa che appartiene a tutti accontentandoci delle briciole? E se succede un disastro, chi pagherà i danni?

Non spetta a me dare una risposta a queste domande. Le amministrazioni locali hanno il dovere di occuparsi di queste cose. Questo progetto rappresenta un’opportunità unica per l’isola d’Ischia in quanto esistono i presupposti per chiedere e ottenere delle risposte esaustive in termini di conoscenza del territorio sopra e sotto la superficie, miglioramento delle infrastrutture direttamente o indirettamente interessate dalle attività della centrale. Il sindaco di Serrara Fontana, intervistato dalla stampa locale, fa riferimento alla costruzione di un impianto di teleriscaldamento (leggi qui), che si andrebbe ad aggiungere alle “royalties” che IschiaGeoTermia pagherebbe al comune per ogni anno di sfruttamento della risorsa geotermale. Nella documentazione presentata dalla Società si fa riferimento ad una “sistemazione e miglioramento ambientale” dell’ultimo tratto di via Falanga. I presupposti per una negoziazione, quindi, ci sono tutti. Le amministrazioni locali farebbero molto meglio a chiedere un incontro con la società che promuove il progetto, anziché caricare a testa bassa dimostrando di non essere per niente lungimiranti. E hanno il dovere di ottenere risposte concrete che devono trasmettere ai cittadini. Che senso ha chiedere il parere di esperti, scrivere una lettera o, come è successo, inviare la trascrizione di un consiglio comunale, ottenere delle risposte puntuali, sulla cui veridicità si può discutere, e poi non informare nessuno? Non è questa un’occasione irripetibile per fare un salto di qualità? I margini economici ci sono e sono sufficienti per chiedere e ottenere altro che un impianto di teleriscaldamento o un parco giochi per i bambini accanto alla centrale. Il rischio sismico, indubbiamente il più grave e il più pericoloso, è tenuto sotto controllo fin da subito, con l’installazione di una rete di monitoraggio sismico che consentirebbe non solo di tenere sotto controllo le attività dell’impianto ma anche di monitorare la sismicità naturale di Ischia. Con una rete siffatta, si andrebbe a sorvegliare le pressioni e le quantità di fluidi emunti e reiniettati per evitare qualunque rischio. E’ poco probabile che una società privata investa milioni di Euro in un progetto che potrebbe essere un disastro economico, se non fosse preparata ad affrontare ogni tipo di emergenza. A proposito, se l’impianto fosse come questo, credo che non sarebbe così male organizzare una visita guidata. La cittadinanza andrebbe informata, anche se, ed è triste ammetterlo, alle poche conferenze sul tema organizzate, la partecipazione popolare è stata molto scarsa. Forse la coscienza ambientale va ancora sviluppata.

E’ chiaro che una società privata investe per ottenere un ricavo, non credo che IschiaGeoTermia sia iscritta nell’elenco delle fondazioni filantropiche. Sono quindi completamente irrilevanti le osservazioni del tipo “loro guadagnano milioni, noi che ci guadagniamo?”. Si potrebbe estendere lo stesso concetto anche a chi sfrutta le fonti termali per riempirci le piscine consentendoci di fare il bagno previo il pagamento di un sostanzioso biglietto di ingresso, pagando una cifra relativamente irrisoria per i canoni di sfruttamento delle acque. Ma qui si aprirebbe un capitolo molto più ampio e articolato di questo. E’ inevitabile provare la sensazione che qualcuno si sia mosso solo per salvaguardare il proprio orticello, sbandierando slogan come “Ischia è un patrimonio da proteggere, non possiamo permettere questo scempio”, tralasciando, per esempio, la totale mancanza di impianti di depurazione, le condizioni pietose in cui versano le strade, la gestione discutibile della cosa pubblica. Il “polmone verde” che si vuole andare a “distruggere” è un’area adibita a discarica da decenni, e adesso se ne parla come la terrazza sul Pincio a Roma o una camera con vista sul Grand Canyon. Ben venga la volontà di salvaguardare il territorio, ma sarebbe auspicabile che le energie spese per combattere in modo donchisciottesco questo progetto, sia da parte delle associazioni che delle amministrazioni locali, venissero canalizzate per un reale tentativo di miglioramento per Ischia.

Annunci

Un pensiero riguardo “Geotermia e sindrome NIMBY

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...