Le indagini geofisiche nel Golfo di Pozzuoli

Recentemente il CNR ha avviato una campagna di acquisizione di dati geofisici nel Golfo di Pozzuoli. In generale le prospezioni in mare hanno la finalità di ricostruire l’andamento della batimetria o di ricostruire le strutture geologiche al di sotto del fondale stesso. Nel primo caso le indagini vengono effettuate con il Side Scan Sonar, nel secondo caso si effettuano indagini di sismica a riflessione. Un’indagine con il Side Scan Sonar consente di ricostruire la morfologia del fondale marino analizzando l’intensità del segnale acustico diffratto dal fondale stesso. Un approfondimento schematico del metodo si può leggere qui.

Discorso a parte meritano le indagini sismiche in ambiente marino. In linea di massima un’indagine sismica consiste nel misurare con dei particolari sensori (geofoni, accelerometri, velocimetri a terra, idrofoni a mare) quanto tempo impiega un’onda meccanica per andare da A a B. La posizione A coincide con quella della “sorgente sismica”, la posizione B con quella del sensore. Conoscendo la distanza tra A e B e misurando il tempo impiegato dall’onda per percorrere tale distanza, si ottiene la velocità dell’onda stessa. Studiando il modo in cui variano le velocità delle onde sismiche, è possibile ottenere una serie di informazioni sulla struttura del sottosuolo in superficie o sotto il fondale marino. La cosiddetta “sismica a riflessione” consiste nel misurare i tempi di percorrenza delle onde “riflesse”, vale a dire le onde che, generate da una sorgente, vengono riflesse dalle superfici che delimitano i diversi strati geologici al di sotto del fondale marino. Una descrizione dettagliata del metodo è illustrata qui.

Per eseguire le indagini di sismica a riflessione in mare in genere si usa un Air Gun come sorgente sismica. Un Air Gun è letteralmente un cannone ad aria che funziona con un compressore, solitamente posto sul battello che comprime aria. Tramite un tubo, l’aria viene immessa in una camera stagna immersa nell’acqua. Raggiunta la pressione richiesta l’aria viene espulsa repentinamente, generando una bolla d’aria la cui espansione improvvisa produce un’onda compressionale nell’acqua. Sull’uso di questa particolare tecnica c’è da sempre una discussione accesa tra gli ambientalisti e gli scienziati. I primi sostengono che l’uso indiscriminato di questa tecnica mette in serio pericolo l’ecosistema sottomarino, in quanto molto spesso le onde emesse da un Air Gun  sono caratterizzate da frequenze che danno molto fastidio principalmente ai cetacei. D’altra parte senza lo sviluppo di questa particolare strumentazione la conoscenza della crosta terrestre e oceanica, che in molti casi è inferiore a quella che abbiamo dello spazio, sarebbe ancora un’utopia. C’è da dire che la tecnica ha subito una veloce evoluzione soprattutto a causa delle indagini che hanno come finalità il rinvenimento dei cosiddetti reservoir, vale a dire i serbatoi geologici nei quali sono racchiusi i giacimenti di idrocarburi. E’ superfluo sottolineare che nel caso del Golfo di Pozzuoli le indagini servono a capire qualcosa in più sulla struttura del campo vulcanico dei Campi Flegrei.

Le tematiche espresse dagli ambientalisti non sono mai state trascurate. Il JNCC (Joint Nature Conservation Committee) ha emanato una serie di direttive alle quali devono necessariamente attenersi gli operatori che lavorano in questo ambito. Una di queste è il soft start, che prevede l’uso di energie ridotte nella fase iniziale, che vengono aumentate gradualmente per dare il tempo agli animali di allontanarsi dall’area. Inoltre sulla nave deve essere presente un mammal observer, ovvero un biologo che si occupa di controllare la presenza di cetacei in superficie. Per il monitoraggio più in profondità si utilizza un sistema acustico sensibile alle frequenze emesse dalla maggior parte dei cetacei: l’attività non può iniziare se questi sono presenti nell’arco di 500 m dalla nave. Anche gli impulsi acustici ad alta pressione prodotti dall’air gun vengono misurati e confrontati con dei valori soglia, riportati dall’European Association for Acquatic Mammals. Esiste inoltre un elenco di specie e aree protette, e di zone e periodi di riproduzione. E’ ben radicata, quindi, tra gli scienziati la consapevolezza di avere ripercussioni sull’ambiente, ma negare l’uso di questa tecnica sarebbe un delitto nei confronti della ricerca in campo geofisico.

Concluderei sottolineando che il cosiddetto “sciame sismico” che si sarebbe registrato nei Campi Flegrei contemporaneamente alla campagna di indagini, è un inutile quanto dannoso allarmismo. Le scosse sotto accusa avvengono tutti i giorni, 24 ore al giorno, 365 giorni l’anno (366 nel 2016). Non esiste alcun Air Gun capace di provocare terremoti, come sostengono molti esperti di Google. Meditiamo.

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