Ischia: qualche cenno sulla nascita dell’isola

Ischia è un’isola vulcanica. Come Procida. Capri invece no. E’ strano, le tre isole del Golfo di Napoli sono così vicine eppure così diverse. Ma soprattutto, che vuol dire che l’isola è vulcanica? Mi piace pensare che, da un punto di vista geologico, è possibile fare un po’ di chiarezza, non fosse altro per conoscere meglio i luoghi dove viviamo. E’ tuttavia un compito arduo, e me ne rendo conto, cercare di rendere comprensibile ai “non addetti ai lavori” una storia lunga e complessa come quella di cui Ischia è protagonista. In  questo breve scritto cercherò di rendere un po’ più chiaro il processo che ha portato l’isola ad assumere l’aspetto che vediamo oggi, tralasciando la descrizione delle varie fasi vulcaniche che ne hanno contraddistinto l’evoluzione.

Quando si pensa ad un’isola vulcanica viene in mente un modello hawaiiano: un’isola o un gruppo di isole in mezzo al mare con al centro un edificio vulcanico ben definito. Anche Stromboli o Vulcano rispettano questi canoni. I meccanismi alla base della formazione delle isole vulcaniche sono molteplici, e sono ben illustrati, per esempio, qui.

Sono in molti a pensare che il Monte Epomeo rappresenti un edificio vulcanico e che oramai sia spento anche se recentemente è tornato ai fasti della cronaca per via del famoso ‘colpo in canna’. Niente di più sbagliato. L’Epomeo non è né è mai stato un vulcano. Peraltro l’attività vulcanica dell’isola non si è ancora interrotta. Se così fosse, infatti, non avremmo fumarole né le acque termali che tanti turisti vengono ad apprezzare ogni anno negli innumerevoli stabilimenti.

Il meccanismo che ha dato origine all’isola è piuttosto lungo e complesso e per molti aspetti è ancora poco chiaro tant’è vero che esistono almeno tre modelli che ne spiegano la genesi. Qualunque sia il modello che spiega meglio la nascita di quest’isola, tutto ebbe inizio poco più di 5 milioni di anni fa, nell’era geologica definita Pliocene. E’ in quel periodo infatti che iniziano degli imponenti processi geologici che hanno interessato e interessano l’area Tirrenica e che hanno portato anche alla formazione della Piana Campana, una profonda depressione della crosta terrestre la cui superficie era stata ricoperta da sedimenti carbonatici in un ambiente marino. Il motore di questo tipo di processi è quasi sempre lo stesso ed è una risalita di materiale dal mantello terrestre. In Internet ci sono innumerevoli figure e filmati che spiegano molto bene questo tipo di meccanismi. Oggi il fondo del mare di quel periodo è ancora visibile ai bordi della Piana stessa (Monte Massico a Nord e Penisola Sorrentina a Sud). In pratica la Piana Campana è un enorme catino calcareo che con il tempo si è riempito di sedimenti sia marini che vulcanici che alluvionali durante lo stesso periodo in cui si andava formando: si allargava, sprofondava e si riempiva di sedimenti. In circa 2 milioni e 700mila anni la crosta terrestre in quest’area si è distesa lungo fratture con andamento NW-SE. Al processo di distensione si è accompagnato un progressivo assottigliamento e uno sprofondamento di circa 5 Km nella parte centrale.

Questa mappa mostra la schematizzazione geologica della Piana Campana, con la distinzione tra rocce sedimentarie, rocce calcaree e rocce vulcaniche.
Questa mappa mostra la schematizzazione geologica della Piana Campana, con la distinzione tra sedimenti alluvionali (deposti dall’azione dei corsi d’acqua), rocce calcaree e rocce vulcaniche.

In definitiva, la parte centrale della Piana Campana è fiancheggiata da una serie di fratture profonde in direzione NE-SO che si estendono fino al mare e che passano da un lato attraverso la città di Napoli e dall’altro attraverso il Vesuvio. Ed è in corrispondenza di queste fratture che si sono formati tutti gli apparati vulcanici della Campania:il Somma-Vesuvio, i Campi Flegrei con Procida, il Roccamonfina e Ischia.

Prima di assumere l’aspetto che vediamo oggi, la proto-isola era caratterizzata dalla presenza di una caldera, ossia una vasta depressione di forma circolare che si era formata durante un ciclo eruttivo che ebbe inizio 150mila anni fa e si concluse 75mila anni fa. Per circa 20mila anni le eruzioni ebbero un periodo di stasi, ma 55mila anni fa, ci fu l’eruzione ignimbritica del Tufo Verde del Monte Epomeo. I resti del bordo della caldera sono oggi visibili a Monte Vico, Punta Imperatore, S. Angelo, Monte di Vezzi e il Castello di Ischia. Le bocche eruttive erano concentrate lungo la struttura calderica fino a 28mila anni fa, poi cominciarono a spostarsi nel settore sud-occidentale dell’isola (Citara e Sorgeto) e lungo il bordo sud-orientale. Tra 10mila anni fa e il 1302, anno dell’ultima eruzione (dell’Arso), l’attività eruttiva si è invece concentrata nei settori orientali e settentrionali dell’isola. In altre parole, l’area occupata dall’isola d’Ischia ha visto spostarsi continuamente, in circa 150mila anni, i centri eruttivi.

Il Monte Epomeo, dunque, non è un vulcano. Eppure, così alto e al centro dell’isola, suggerisce proprio una natura, passatemi il termine, “hawaiiana”. Ma allora cosa ci fa una montagna non vulcanica su un’isola che di vulcanico ha tutte le caratteristiche?

In realtà, la parte centrale dell’isola ha subito un sollevamento differenziale rispetto alla parte circostante. In altre parole, la parte emersa dell’isola si è sollevata rispetto al livello del mare, ma non lo ha fatto in maniere omogenea: ci sono dei settori che si sono sollevati più di altri. Ci sono almeno tre modelli che spiegano il sollevamento differenziale del blocco centrale dell’isola. Gli autori dei tre diversi modelli, Alfred Rittmann, 1930, Orsi et al., 1991 e Zuppetta et al., 1993, sono concordi sul fatto che il motore di questo sollevamento è un corpo magmatico in espansione al di sotto dell’isola, come schematizzato nella figura seguente.

 

La complicazione di questo schema sta nel fatto che il blocco centrale dell’isola non si è sollevato “in toto” e in maniera rigida, bensì fratturandosi in ulteriori blocchi più piccoli e quello posto più in alto ha subìto una inclinazione di circa 15° lungo l’asse orizzontale passante per la spiaggia dei Maronti, come mostrato nel diagramma a blocchi della parte superficiale del blocco rialzato tratto da Acocella e Funiciello (1999).

 

Come si vede dall’immagine precedente, la zona di Ischia è “depressa” rispetto alla struttura rimanente: si è soliti indicare quell’area come graben in contrapposizione all’horst vulcano-tettonico della parte più alta dell’isola. Tutte le fratture che bordano i vari blocchi sono ancora attive ed è in loro corrispondenza che oggi sono concentrati la maggior parte dei fenomeni idrotermali presenti praticamente ovunque sull’isola. I processi di sollevamento e di abbassamento relativo del suolo sono tuttora attivi e costantemente monitorati dall’INGV.

Ho esordito affermando che la comprensione dei meccanismi che hanno fatto nascere l’isola d’Ischia e che le hanno dato l’aspetto e le peculiarità che oggi la caratterizzano non sono affatto semplici da comprendere. Infatti esistono svariate pubblicazioni scientifiche su importanti riviste internazionali che ne hanno sviscerato tutti gli aspetti. La mia intenzione era quella di riassumerne in poche, comprensibili pagine almeno le parti che trattano delle origini geologiche. Molte volte mi accorgo che si sa davvero poco dei luoghi dove viviamo quando invece sono convinto che la conoscenza del nostro territorio sia l’imprescindibile punto di partenza per una cultura del rispetto dell’ambiente.

 

Per saperne di più

  • Acocella, V., Funiciello, R. (1999). The interaction between regional and local tectonics during resurgent doming: the case of the island of Ischia, Italy. J. Volcanol. Geotherm. Res., 88, 109-123.
  • Buchner, G. (1986) Eruzioni vulcaniche e fenomeni vulcanotettonici di età preistorica e storica nell’isola d’Ischia. In “Centre Jean Bérard, Institut Français de Naples (Eds), Tremblements de terre, eruptions volcaniques et vie des hommes dans la Campanie antique, vol.7, pp.145-188”.
  • Civetta, L., De Vivo, A., Orsi, G., Polara, G. (1999) Il vulcanismo a Ischia in età greco-romana secondo le evidenze geologiche e le testimonianze storico-letterarie. Vichiana, Loffredo Editore Napoli, pp.15-32
  • Fusi, N., Tibaldi, A., Vezzoli, L. (1990). Vulcanismo, risorgenza calderica e relazioni colla tettonica regionale nell’isola d’Ischia. Mem. Soc. Geol. It., 45, 971-980.
  • Orsi, G., Chiesa, S. (1988). The uplift of the Mt. Epomeo block at the island of Ischia, (Gulf of Naples): geological and geochemical constraints. Eos, 69 (44), 1473.
  • Sbrana A., Toccaceli R. M. (A cura di): Carta geologica dell’isola d’Ischia, note illustrative. 2011
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